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L’OTTO marzo. Per la difesa del lavoro delle donne. Per l'autodeterminazione, contro la violenza e il razzismo. (...)
PER LA DIFESA DEL LAVORO DELLE DONNE. PER L’AUTODETERMINAZIONE. CONTRO LA VIOLENZA E IL RAZZISMO. Le misure portate avanti dal Governo e dalla Confindustria contro il lavoro hanno puntato con particolare accanimento a mettere in discussione i diritti delle donne. 1. La controriforma del sistema contrattuale indebolisce il contratto nazionale di lavoro e rinvia gli aumenti salariali all’incremento della produttività. Questo finirà per aumentare orari e ritmi di lavoro, allargando i già altissimi differenziali salariali tra uomini e donne. Già oggi e ben prima della crisi siamo spesso noi quelle che dentro le fabbriche e dentro i posti di lavoro guadagniamo di meno, svolgiamo i lavori meno qualificati, più ripetitivi e in condizioni di lavoro più precarie. 2. Se già prima avevano i salari più bassi e le condizioni di lavoro peggiori e più precarie, oggi stiamo pagando un prezzo durissimo a causa della crisi economica in tutti i settori industriali e manifatturieri. Siamo spesso proprio noi le prime a entrare in cassa integrazione o a perdere il posto di lavoro, perché ancora oggi si considera marginale e quasi accessorio all’interno della famiglia il nostro lavoro. 3. Nel settore pubblico, nella scuola e nella sanità - settori largamente femminilizzati - il Governo ha tagliato centinaia di migliaia di posti di lavoro. Sono soprattutto donne quelle che nella pubblica amministrazione il ministro Brunetta chiama “fannulloni”. Sono soprattutto donne quelle che stanno pagando per l’introduzione del cosiddetto “maestro unico”. Si usano termini maschili e si pretende che siano neutri, ma a pagare sono prima di tutto le donne. 4. Senza una vera e propria opposizione, il Governo ha aumentato l’età pensionabile delle donne nel pubblico impiego, facendola passare come misura anti-discriminatoria. Questa misura - ora per le donne del pubblico impiego, domani per quelle del privato - è inaccettabile e di per sé discriminante. Si dica chiaramente che serve soltanto a fare cassa per pagare la crisi e che se le nostre pensioni sono le più basse è soltanto perché guadagniamo meno, abbiamo carriere più difficili e percorsi più discontinui. 5. Il modello sociale di convivenza proposto dal Governo è dominato dal mercato e da una cultura familista e regressiva, con la quale si smantella lo stato sociale universale e pubblico; si tagliano i servizi sociali erogati dallo Stato e li si demandano al mercato e alle famiglie, cioè - è bene dirselo chiaramente - alle donne, su cui ancora oggi ricadono quasi esclusivamente le responsabilità di cura dei figli e degli anziani. 6. La precarietà continua a essere una trappola e un ricatto in cui troppo spesso siamo costrette. L’idea del Governo è chiarissima: nel Libro Bianco dei ministri Carfagna e Sacconi, presentato a dicembre del 2009, si propongono proprio i contratti di lavoro precario come strumenti per ottenere una maggiore inclusione delle donne nel mercato del lavoro. 7. Sono anni ormai che in questo paese, si gioca una crociata razzista e xenofoba contro i migranti, che strumentalizza la violenza contro le donne per alimentare una rappresentazione collettiva isterica e fuorviante sul tema della sicurezza. L’obiettivo è di mistificare la realtà e spostare l’attenzione da una verità statistica incontrovertibile: la violenza sulle donne avviene molto più spesso dentro l’ambito familiare che ad opera di sconosciuti. Questo approccio aumenta l’intolleranza e la paura e non affronta il tema dei rapporti di potere nella nostra società, ignorando le tensioni culturali, sociali e economiche del paese di cui le donne - a casa, nella società e nel lavoro - sono le prime vittime. Non nascondiamoci che questa situazione è stata esasperata e drammatizzata da questa lunga e pesante crisi economica, sia dentro i posti di lavoro che dentro le famiglie, nel chiuso delle nostre case. Per tutte queste ragioni, per noi è importante oggi riprendere la parola sul tema del lavoro e mettere al centro della nostra iniziativa, le condizioni materiali e di vita delle donne, a partire dai tempi di vita e di lavoro, dalla difesa dei diritti e dalla lotta alla precarietà. L’8 marzo celebra le conquiste sociali, politiche e economiche delle donne e tradizionalmente commemora l'incendio della fabbrica Triangle, che a New York nel 1911 costò la vita a oltre 100 giovani operaie di origine italiana e dell'est europeo e a seguito del quale vennero varate nuove leggi sulla sicurezza sul lavoro. Per noi questa è una giornata di lotta e l’occasione quindi per dire al Governo e alla Confindustria che non possono cancellare i nostri diritti, non possono usare le nostre vite, non possono limitare la nostra autonomia e la nostra libertà. LE DONNE DELLA RETE28APRILE IN CGIL DI BERGAMO 8 marzo 2010
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